lunedì 24 novembre 2008

Graffi

Si graffiò la pelle del viso sino a farla sanguinare, un dolore piacevole come a voler cancellare se stessa. Un tuffo nella neve, braccia aperte a far l’angelo.
Un angelo caduto sulla terra sbagliata…
Tracce di cuore.

giovedì 20 novembre 2008

Di lato in lato

Il silenzio circonda le stelle, oscurandone lo scintillio. Forse un giorno sorprenderò il vuoto, spostandomi di lato.

martedì 4 novembre 2008

Un Insolito MattinOrdinario

Se ne stava lì, ritta in piedi, la testa china a fissare i suoi anfibi e le stringhe di colore rosso.
Era nel bel mezzo della folla, conosciuta e temuta, la solita folla appena uscita dai vagoni della metropolitana.
Si sentiva strattonata, spinta, toccata.
Osservava solo quella gomma nera sotto i piedi, consumata da milioni di passi in corsa e desiderava solo che tutto si bloccasse, che il mondo intorno si fermasse un istante. La testa le doleva, un martello pneumatico picchiava a ritmo incessante sulle tempie come a volere spingere fuori tutti i pensieri e quel dolore fisico. Sentiva la nausea salire dallo stomaco, fermandosi in un punto preciso della gola rallentando il respiro.
Era in affanno ed immobile, stretta nei suoi jeans aderenti, con quelle gambette striminzite, cercando di mantenere un equilibrio nella sua perenne instabilità.
Doveva solo stare salda al suolo, serrare i pugni nelle tasche e resistere senza lasciarsi coinvolgere da alcun movimento o impercettibile gesto.
Adesso passa, adesso passa.. si ripeteva di continuo mentre contava i pallini di linoleum del pavimento.
Il flusso umano e fastidioso scemò lasciando una scia di odori acidi.

Mosse un piede, lentamente, e poi l’altro, in modo meccanico sino a raggiungere il seggiolino tondo di plastica rosso, ammaccato in più punti. Si sedette stringendo le natiche come ad occupare il minor spazio possibile, la superficie fredda le regalò un attimo calma, la stessa che le servì per riportare il respiro al ritmo naturale. Gradualmente il corpo si ammorbidì, i pugni si rilassarono, il martello pneumatico rallentò diminuendo lo spasmo.

Alzò la testa, si sentì quel maledetto dovere di andare al lavoro e i capelli arruffati. Le venne il vomito. Ricacciò giù il rigurgito e mesta uscì all’aria uggiosa e umida, come una goccia scivolò sull’asfalto verso l’ufficio.

...e iniziò un altro giorno.
Piccolissime conquiste…