Visi e vagoni,
A sfrecciare
In sfocati minuti
Corridori e corridoi,
Nessun traguardo
A giungere
Il passo e il cuore,
A schivare
Disordini accurati
Il libro e il petto,
Premuti
A custodire
Un braccio e l’altro,
A chiudere
Emozioni troppo ampie.
lunedì 27 ottobre 2008
giovedì 23 ottobre 2008
L....' Armonia
Toccai quel terreno con il cuore agitato, la polvere smossa nell’aria calda e il sole morbido aprirono il mio sorriso più bello; l’odore del sale si inondò nelle narici e fui semplicemente Mare.
Fui silenzio e primavera, fui spezia e gabbiano, fui oro sulla pelle e conchiglia dai riflessi lucenti. Fui solitudine e abbraccio, fui brezza e bonaccia, fui volo e asfodelo, faro e stelle...
..LampedusanArmonia..
Fui silenzio e primavera, fui spezia e gabbiano, fui oro sulla pelle e conchiglia dai riflessi lucenti. Fui solitudine e abbraccio, fui brezza e bonaccia, fui volo e asfodelo, faro e stelle...
..LampedusanArmonia..
venerdì 10 ottobre 2008
Parto...
Lampedusa... e i suoi profumi.
Ogni volta mi impregno di lei.
La voce del vento, la terra asciutta, il gioco delle nuvole. le notti affollate di stelle, l'aria salina..e ovunque è mare.
Ogni volta mi impregno di lei.
La voce del vento, la terra asciutta, il gioco delle nuvole. le notti affollate di stelle, l'aria salina..e ovunque è mare.
giovedì 2 ottobre 2008
mercoledì 1 ottobre 2008
Abidada?
Seppi amarti senza riserve nell’ultimo anno della tua vita quando ormai la malattia aveva ricoperto di rughe il tuo viso trasformandoti più in una nonna che in una madre.
Non avevi più le parole, ma solo qualche sillaba e lo sguardo perso in un cielo lontano.
Conobbi piano la dolcezza verso la tua pelle, forse perché gradualmente i tuoi gesti divennero affettuosi, cercavi coccole.
La sera ti prendevo per mano, per accompagnare passo dopo passo la tua andatura incerta, a volte col corpo talmente piegato di lato da chiedermi ancora oggi come, cosi storta, riuscivi a mantenere quel poco di equilibrio che ti rimaneva.
Stringevi forte la mia mano con la tenacia di un neonato, ti fermavi spesso guardandomi negli occhi ,curiosa di capire chi fossi, io tua figlia; poi d’un tratto con espressione rapita, mi domandavi: abidada? Io non sapevo e non so tutt’ora cosa desideravi dire, ma per me era come un segno di riconoscimento perché al mio annuire, capitava che mi regalavi un sorriso inaspettato, certo tutto sbilenco, ma bellissimo.
In quell’istante una debole luce dava vivacità ai tuoi occhi, era un istante troppo breve, ma imparai a coglierlo; ogni volta lo ponevo nel cuore come fosse un preziosissimo tesoro.
Li ho ancora sai, tutti i tuoi piccoli sorrisi storti.
Ora quando piango rivedo quei sorrisi, duravano una frazione di secondo ma, ora, sono miei per sempre.
Non avevi più le parole, ma solo qualche sillaba e lo sguardo perso in un cielo lontano.
Conobbi piano la dolcezza verso la tua pelle, forse perché gradualmente i tuoi gesti divennero affettuosi, cercavi coccole.
La sera ti prendevo per mano, per accompagnare passo dopo passo la tua andatura incerta, a volte col corpo talmente piegato di lato da chiedermi ancora oggi come, cosi storta, riuscivi a mantenere quel poco di equilibrio che ti rimaneva.
Stringevi forte la mia mano con la tenacia di un neonato, ti fermavi spesso guardandomi negli occhi ,curiosa di capire chi fossi, io tua figlia; poi d’un tratto con espressione rapita, mi domandavi: abidada? Io non sapevo e non so tutt’ora cosa desideravi dire, ma per me era come un segno di riconoscimento perché al mio annuire, capitava che mi regalavi un sorriso inaspettato, certo tutto sbilenco, ma bellissimo.
In quell’istante una debole luce dava vivacità ai tuoi occhi, era un istante troppo breve, ma imparai a coglierlo; ogni volta lo ponevo nel cuore come fosse un preziosissimo tesoro.
Li ho ancora sai, tutti i tuoi piccoli sorrisi storti.
Ora quando piango rivedo quei sorrisi, duravano una frazione di secondo ma, ora, sono miei per sempre.
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