lunedì 29 settembre 2008

...Zia...

Mi lavai i denti con lo sguardo e l’attesa di mia nipotina incollati ai miei gesti, mi attendeva per leggerle la sua filastrocca, per poi addormentarci insieme, a letto, nello stesso orario. Evento di gioia.
Il solito rito: accesi la candelina a forma di stella appoggiata sulla sponda del mio letto, staccai dal muro il foglio di carta, la filastrocca a lei dedicata che scrissi quando lei nacque.
Mi sedetti a gambe incrociate e mi rimboccai il soffice e tiepido piumotto sino alla vita, mentre al mio fianco, Valeria si accovacciava cinetica sotto il suo di piumino, tirandosi frettolosamente il bordo del tessuto sino alla bocca, mai stanca di proferire parole.
Lessi con tono lieto le prime strofe, lasciando a lei il gioco della rima all’ultima parola che prontamente inseriva con memoria infallibile.
D’improvviso sgusciò dalle lenzuola per chissà quale ragione e nella totale sbadataggine e impazienza infantile, al suo secondo passo inciampò nella gamba del letto e cadde assaporando il parquet.
Il pianto echeggiò rumoroso nella stanza con una quantità tale di acqua negli occhi da non vedere più la limpidezza della sua pupilla.
La raccolsi con tenerezza e la strinsi fra le mie braccia, incollandomela al petto.
Mi rimisi seduta nel letto, creando fra le mie gambe poste ad angolo retto, piede contro piede un alcova tutta per lei, ancora immersa nel suo piccolo grande mare salato. Iniziai a dondolare, le accarezzai i capelli baciandole con estrema leggerezza la pelle vellutata del viso in modo da asciugare i rigagnoli dalle guance.
Avevo gli occhi acquosi e segreti; avrei desiderato a mia volta essere in un anfratto, incastonata fra le gambe di un'altra persona, stretta al suo petto e avvolta in un abbraccio, accarezzata mentre raccoglieva le mie lacrime, la mia tristezza, il mio cuore.
Rimanemmo cosi sino a quando la quiete si appoggiò di nuovo al suo sorriso.
Le rimboccai la notte e le stelle con un ultimo bacio.
Presi il cuscino e in un affondo donai il mio pianto sommesso, silenzioso; fu la rugiada della sera che liberavo piano piano.
Non potevo importunare la notte. Non potevo svegliare Valeria.
Non potei.
Mi sentii intrappolata, il mio mare si trasformò in oceano. Un oceano senza canto, un oceano imprigionato.
Può mai essere imbrigliato un oceano?

Stamani, salutai il mattino e la piccola con un bacio, rimisi i vestiti di ieri per non far troppo rumore e chiusi il portone di casa dietro al mio silenzio.
Oggi il mio viso è appannato e gli occhi sono meno vivaci. Attendo l'allontanarsi delle nuvole. Presto i raggi del sole faranno di nuovo capolino, li aspetto, con i miei fiori colorati.

martedì 23 settembre 2008

Esposta

Ho maniche lunghe oggi a cui aggrapparmi, nascondo le mani in segno di riparo, tracciando una linea intima e immaginaria a proteggere la sensibilità di questo periodo; troppo esposta.
Evito visi, evito sguardi, schivando in qualche modo un po’ il mondo.
Non è facile.

Mi nascondo nei libri, nelle loro pagine, a loro riserbo le mie lacrime, i miei desideri, i miei baci, il mio profumo e la mia inquietudine.
Dono me alle parole che vorrei mi appartenessero e mi appartengono perché mi entrano dentro colmando e calmando il cuore.

Sono le mie compagne d’ore, i miei abbracci, i miei rifugi.

giovedì 18 settembre 2008

Home...less

Cartoccio di stagnola
e pasta fredda
a sfamare un pomeriggio.

Il solito anfratto
ad ombrare avanzi
e quel che resta di un viso.

Il corpo a curvare
non più cielo,
solo terra, a guardare

fu donna e fragranza,
fu vita e decenza,
un dì. Forse…

lunedì 8 settembre 2008

martedì 2 settembre 2008

TerreniParralleli

Ho comprato una pianta mamma, è una pianta piccola ma ha foglie diritte e puntano verso il cielo. Ti piaceva tanto avere degli angoli verdi in casa e te ne prendevi cura con affetto, in cambio quel verde diventava sempre più verde, più vivace, più vivo.
Abbiamo dovuto toglierle quelle piante, strappavi loro le foglie di nascosto, una ad una sino a renderle disadorne, indebolite, spoglie, come spoglia e indebolita diventava la tua ragione a cui veniva lentamente strappato ogni pensiero.
Le trovavamo in tasca, le foglie; ingiallite, secche, prive di vita.
I tuoi pensieri, invece, non si trovavano più..
Smarriti per sempre.
Non ci sono più quelle piante. Non ci sei più tu.

Oggi ho comprato una pianta mamma, l’ho regalata a papà perché se ne prendesse cura.
Ora tocca a lui.
Ritorneranno gli angoli verdi in questa casa imbiancata di fresco, nuovi angoli verdi in cui ritrovarti in ogni foglia.